Temi

Tema su Business della musica

Postato il Aggiornato il


Se questo articolo vi darà una mano per lo studio, facendovi risparmiare tempo prezioso, allora ricordatevi di condividere l’articolo con i bottoni alla fine su facebook, twitter o qualsiasi altro social network vogliate, un piccolo gesto per voi ma che è una gratifica per chi spende il proprio tempo per rendere un contenuto gratuito sul web. Inoltre vi ricordo di mettere un mi piace alla pagina facebook del sito e la possibilità di inviare i vostri scritti (che saranno pubblicati) alla mail “tuttoperlascuola.com@gmail.com”.

Di seguito il tema, sviluppato come saggio breve ( a fine articolo le fonti):

 

industria_musicale3

Un cantante è un artista o un meccanismo dell’industria musicale?

Ascoltare musica piace a tutti, i gusti e i generi cambiano ma la necessità di ascoltarla è una caratteristica comune agli uomini di ogni epoca.

Un conseguenza di questo pertanto è la creazione di un mercato che o

gni anno fa girare milioni di euro. I Beatles sono ilgruppo musicale che ha venduto di più nella storia della musica, seguiti da Elvis Presley e Michael Jackson, i 3 insieme hanno venduto album per un totale di circa 650 milioni di dollari*. Questi rappresentano inoltre solo una parte infinitesimale di tutti i profitti che riguardano il campo della musica, dobbiamo considerare infatti che oltre gli album venduti ci sono i biglietti dei concerti, il lavoro di coloro che non sono cantanti ( ad esempio scrittori di testi, compositori di basi, manager per le pubblicità) e tutti i prodotti non musicali venduti come gadget (magliette, fasce, poster e simili).

In base a quanto appena scritto artisti come Mozart e Beethoven dovrebbero essere considerati imprenditori, ma questo termine accanto a personalità del genere non riusciamo ad affiancarlo: ci stona. Quando consideriamo quindi un cantante un artista e quando una “macchina da soldi”? L’arte è qualcosa che ci suscita emozioni, ma questo è soggettivo, poiché dipende dalla sensibilità del singolo ascoltatore. La differenza quindi  sta nell’atteggiamento che supponiamo abbia l’artista durante la composizione, se pensiamo lo faccia per soldi o per creare un’opera d’arte capace di farci emozionare.

un cantante può creare arte e allo stesso tempo guadagnarci sopra? non ha senso dividere il guadagno dall’emozione, può succedere che molti cantanti vedano la loro attività come un lavoro ma questo non implica il fatto che non siano in grado di produrre opere artistiche.

 

 

*http://www.raistoria.rai.it/gallery-refresh/i-25-artisti-che-hanno-venduto-pi%C3%B9-dischi-nella-storia-della-musica/858/23/default.aspx#header

 

 

Annunci

Tema sulla poesia Dormire di Ungaretti

Postato il Aggiornato il


Se questo articolo vi darà una mano per lo studio, facendovi risparmiare tempo prezioso, allora ricordatevi di condividere l’articolo con i bottoni alla fine su facebook, twitter o qualsiasi altro social network, un piccolo gesto che per me vuol dire tanto. Inoltre vi ricordo di mettere un mi piace alla pagina facebook del sito e la possibilità di inviare i vostri scritti (che saranno pubblicati) alla mail “tuttoperlascuola.com@gmail.com”.

Di seguito la traccia, la poesia e lo svolgimento del tema:

 

Le emozioni di una poesia di Ungaretti: Dormire

Vorrei imitare
questo paese
adagiato
nel suo camice
di neve.”

 

 

Dormire è un delle poesie più belle di Ungaretti e viene scritta durante la 1a Guerra Mondiale.

La data e il contesto storico sono fondamentali per comprendere questa breve ma profonda poesia: La guerra infatti aveva toccato nel profondo Ungaretti, che vivendola sulla sua pelle non la vedeva più come un insieme di gesta eroiche, di imprese memorabili, ma come sofferenza, morte e struggimento dell’anima. In trincea Ungaretti infatti non aveva un momento di pace, doveva sempre essere attento e vigile per evitare tutti i possibili pericoli. I suoi sentimenti sono ben descritti nella poesia Soldati, nella quale paragona per l’appunto i soldati a delle foglie d’autunno (Si sta come d’inverno/ sugli alberi le foglie). L’unico momento di pace, a detta del poeta, era il breve momento dell’alba, come scrive nella poesia Mattina, nella quale in pochissime parole fa comprendere alla perfezioni le sue sensazioni sulla nascita del sole vista dalla trincea.

Tipico di Ungaretti infatti è uno stile breve e conciso che colpisce dritto il lettore con un’immagine forte ma lasciandogli la possibilità di immaginare tutto il resto e di arricchire quei pochi versi con la propria esperienza e le proprie idee.

Dormire si fonda sulla contrapposizione tra la quiete di un paesino innevato e l’anima del poeta resa irrequieta dalla guerra, questo diventa quindi una metafora dei desideri del poeta: pace interiore, calma, serenità e protezione. La neve adagiata delicatamente sul paesino richiama perfettamente questi sentimenti, poiché il manto di neve ovattato, soffice e delicato unito alla calma tipica dei piccoli paesi, evoca nel lettore immagini di serenità, pace e armonia con sè stessi.

Per quanto riguarda la mia impressione personale il poeta è riuscito perfettamente nel suo intento, le emozioni sopra citate infatti sono state proprio le prime che ho provato.

Infine ammiro e apprezzo molto Ungaretti per la sua capacità di esprimersi in modo breve e conciso riuscendo al contempo ad essere chiaro e a suscitare un mare di emozioni, che gli hanno permesso di dare vita a poesia eterne e bellissime, in grado di farci arrivare nei posti più remoti del nostro “io”, nel cosiddetto “porto sepolto”.

Tema su Emergenza Ambientale

Postato il Aggiornato il


Se questo articolo vi darà una mano per lo studio, facendovi risparmiare tempo prezioso, allora ricordatevi di condividere l’articolo con i bottoni alla fine su facebook, twitter o qualsiasi altro social network, un piccolo gesto che per me vuol dire tanto. Inoltre vi ricordo di mettere un mi piace alla pagina facebook del sito e la possibilità di inviare i vostri scritti (che saranno pubblicati) alla mail “tuttoperlascuola.com@gmail.com”.

Di seguito lo svolgimento del tema:

Frutti spontanei, acqua, una grotta. Tanto serviva ai nostri antenati ominidi per vivere.
Agli albori della nostra specie la vita era più semplice e dipendeva completamente dall’ambiente, tanto che l’uomo si è adattato ai vari ecosistemi originando le varie etnie che ancora oggi persistono. Col tempo la tecnologia è avanzata e passando per il fuoco, un arco e una freccia, il vapore creato da un tozzo di carbone e una pila elettrica siamo arrivati alla società della globalizzazione, che può garantire una qualità di vita altissima e inimmaginabile solo poco tempo fa, una società in cui il problema non è più come sopravvivere ma come vivere.
La storia ci insegna che più la società si evolve e più l’uomo riesce ad elevare la qualità della vita più paga l’ambiente, come se ogni passo in avanti nella tecnologia fosse fatto calpestando la natura.
Ma se un tempo neanche ci si poteva rendere conto dei danni apportati al nostro pianeta oggi tutti ne sono al corrente, sono stati pubblicati milioni di saggi e di articoli sull’insostenibilità del nostro stile di vita, che hanno messo in luce la necessità di un cambiamento radicale. Eppure non si smuove nulla, il sistema rimane invariato e le risorse del nostro pianeta continuano ad essere sfruttate come se non ci fosse un domani, come se non ci fosse un mondo da lasciare ai nostri figli. Ci sono dei perché alla base di questa immobilità della società di fronte a questo problema, come il menefreghismo e il costo economico di un cambiamento.
Il menefreghismo è dovuto al fatto che pensiamo che la colpa sia dei poteri forti e che quindi noi non possiamo fare nulla e al martellamento a cui siamo sottoposti riguardo l’emergenza ambientale, che invece di farci indignare e prendere in mano la situazione ci fa sembrare quest’emergenza una cosa “normale”, come quando di fronte all’ennesimo scandalo politico non ne siamo più colpiti e lo archiviamo come prassi quotidiana. Inoltre c’è l’incapacità di guardare oltre il presente e il futuro prossimo, non ci riusciamo ad immaginare chiaramente i problemi che avremo fra 100 anni. Infine va detto che cambiare costa e chi ha le maggiori responsabilità di questo sfruttamento delle ricchezze naturali sono quegli “imprenditori” che si gettano su facili guadagni a scapito delle risorse ambientali.
Sono queste persone che hanno la possibilità di regalare un nuovo futuro al nostro pianeta, ma non hanno interesse a farlo in quanto è economicamente sconveniente. Per invogliarli a cambiare oltre che puntare sul senso civico serve analizzare l’aspetto monetario e rendere vantaggioso un lavoro eco-sostenibile. In questo senso hanno potere i consumatori che devono preferire prodotti sostenibili e i governi che investendo nella ricerca possono abbassare i prezzi delle tecnologie pulite e aumentare la quantità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.

Tema sulla Buona Scuola e i suoi effetti

Postato il Aggiornato il


buona-scuolaSpero che questo articolo vi aiuti e vi faccia risparmiare tempo, se così fosse condividete l’articolo alla fine con i bottoni su facebook o twitter e se volete inviate i vostri scritti seguendo queste semplici istruzioni.

Di seguito lo svolgimento del tema:

Indubbiamente il sistema scolastico italiano attuale presenta numerose falle, come la mancanza di fondi e di una buona organizzazione (soprattutto di una burocrazia veloce), la differenziazione tra le varie scuole, i problemi legati all’inserimento di nuovi insegnanti e al punteggio, l’incapacità di valutare adeguatamente l’operato dei docenti e quello degli alunni e il fatto che molti edifici non siano a regola (il 50% circa non sono a regola).

Sicuramente questo organismo necessita una riforma che vada a eliminare questi problemi, considerando le difficoltà e le realtà della scuola.

La buona Scuola nasce per questo: rivoluzionare il mondo scolastico, ed è un’insieme di riforme ideate dal premier Matteo Renzi. La Buona Scuola va effettivamente a toccare tutti i punti precedentemente citati, assicurando circa 100.000 nuovi posti di lavoro per gli insegnanti che si trovano nella graduatoria dei punteggi, destinando fondi alla ristrutturazione di molti edifici, presidi che possono scegliere gli insegnanti migliori e più adatti e infine costruendo un legame più solido tra scuola e mondo del lavoro. Purtroppo questa riforma potrebbe funzionare solamente in un mondo utopico, poiché sembra dimenticare completamente di cosa sia la scuola nel mondo reale.

Per risolvere il problema dell’incapacità nella valutazione dei docenti si affida tutto al preside, dando a lui i poteri necessari e affidandogli una grande responsabilità. Già qui sorgono i primi dubbi, poiché il preside non può facilmente valutare dall’esterno l’operato di un insegnante. Al preside andrà quindi il compito di scegliere gli insegnanti a proprio giudizio (senza escludere che sarebbero possibili favoritismi), di assegnare premi in denaro a quelli che ritiene migliori e infine gli vengono concessi ampi poteri in modo da poter velocizzare la burocrazia. Bisogna vedere se tutti i presidi saranno in grado di reggere il peso di tutte queste responsabilità che si ritroverebbero sulle spalle e se saranno in grado di gestire correttamente tutti questi nuovi poteri.

Per quanto riguarda la ristrutturazione degli edifici scolastici non a norma, per come vengono svolti i lavori nelle scuole, i fondi stanziati non sarebbbero minimamente sufficienti. Infine non sono state calcolate le difficoltà pratiche dell’inserimento di 100.000 nuovi insegnanti, difatti probabilmente solo la metà avranno la possibilità di avere il posto, mentre gli altri, dopo 3 anni di supplenza saranno licenziati.

Nonostante tutto sono felice di questo tentativo di riforma, perché è stato tentato un cambio netto che centrasse delle problematiche esistenti. Purtroppo le decisioni prese non sono positive per il sistema scolastico ma almeno si potrebbero “smuovere le acque”, perché oramai la scuola da sempre più l’idea di pantano all’interno del quale qualsiasi cosa si tocchi ci si sporca, e questo decreto ha tentato di ripulire tutto.

Tema Argomentativo sulla satira

Postato il Aggiornato il


Spero che questo articolo vi aiuti e vi faccia risparmiare tempo, se così fosse condividete l’articolo alla fine con i bottoni su facebook o twitter e se volete inviate i vostri scritti seguendo queste semplici istruzioni.

 

Di seguito presento la traccia e lo svolgimento del tema

Traccia:

La Vignette sul terremoto in Italia pubblicata da Charlie Hebdo "Terremoto all'italiana: penne al sugo di pomodoro, penne gratinate, lasagne". L'ultima, ("lasagne"), presenta diverse persone sepolte da strati di pasta. ANSA+++ EDITORIAL USE ONLY NO SALES NO ARCHIVE+++è giusto dare un limite alla satira?

Svolgimento:

Per secoli è stato il vanto degli scrittori latini nei confronti dei greci, l’unico genere letterario che non ha origine nella terra di Atene e Sparta, di cosa si tratta? Della satira.

Nata come genere letterario nell’Impero Romano ma sviluppatasi successivamente sotto altre forme (come vignette e discorsi orali), la satira è un genere letterario che ha come intento il mettere in risalto gli aspetti criticabili di qualcuno o qualcosa, per portarli agli occhi dell’opinione pubblica, mediante un mix di sarcasmo, ironia e comicità.

Da sempre si discute se sia corretto o meno utilizzare questo stile tagliente e spregiudicato in quanto spesso gli oggetti dell’opera finiscono per sentirsi presi in giro, offesi o attaccati.

La satira ha molti aspetti positivi, in quanto è un ottimo mezzo per mettere sotto i riflettori determinate questioni, poiché fa leva sulla semplicità e sul suscitare divertimento in chi legge, e proprio per queste sue caratteristiche dà la possibilità di arrivare ad un pubblico enorme e farlo interessare al problema. Quante persone trovano piacevole la lettura di articoli sulla politica, sulla difesa dell’ambiente, sui problemi della società, sulla corruzione o sulla mafia? Penso poche, e comunque quando leggiamo cose del genere ce ne dimentichiamo dopo poche settimane (se non molto prima).

Il nostro cervello “salva” principalmente i ricordi che si legano ad un’emozione, qualunque essa sia e poiché le letture sopra citate difficilmente ci fanno emozionare, non le ricordiamo. Un’opera satirica (che sia una vignetta o un testo) ha questo potere: ci fa ridere o arrabbiare, catturando quindi la nostra attenzione. La satira sacrifica la presenza di molte informazioni tecniche a favore dell’immediatezza e dell’aspetto comico rendendo la lettura più veloce e scorrevole, poiché è indirizzata a farci incuriosire e interessare all’argomento mentre saremo noi successivamente e in altre forme a documentarci a riguardo se saremo interessati.

D’altra parte proprio perché la satira mette in mostra gli aspetti negativi riguardo uno specifico tema, spesso capita che un gruppo di persone o un singolo individuo si risentano per ciò che è espresso e per modo in cui è espresso, anche perché spesso e volentieri la satira tocca argomenti molto delicati come la religione (vedi charlie hebdo) di cui si discute da tempo e prendendo una posizione si offende necessariamente l’altra parte.

Scrivere satira con intelligenza e per informare o portare l’attenzione su qualcosa è estremamente utile e costruttivo, ma bisogna essere capaci di non oltrepassare il confine che porterebbe alla maleducazione o alla semplice offesa, la satira deve essere costruttiva per essere tale altrimenti diventa un’opera denigrativa. In questi casi è difficile stabilire fin dove si possa spingere la libertà d’espressione e spesso stà all’intelligenza e alla capacità dell’autore di trovare una giusta misura.

La satira è un veicolo per arrivare alle persone e colpirle, può essere anche di dubbio gusto (charlie hebdo sul terremoto di amatrice) ma se prende i soggetti della critica indipendentemente dal paese di appartenenza, dalla religione, dall’orientamento sessuale o quant altro (charlie hebdo ha realizzato una vignetta di dubbio gusto anche sulla strage di Nizza) non deve subire limitazione, piuttosto bisogna lavorare sull’intelligenza del lettore che deve capire cosa ha di fronte e reagire di conseguenza.

http://poll.fm/f/5rz40

Tema su Il Principe di Machiavelli, idee politiche

Postato il Aggiornato il


nelle seguenti righe leggerete un tema scritto da me con l’obbiettivo di aiutare tutti coloro che devono affrontare un tema del genere. Spero quindi di velocizzarvi lo studio e se il testo vi sarà effettivamente d’aiuto vi invito a condividere il post su qualsiasi social network voi vogliate (sono presenti anche dei bottoni a fine articolo per farlo più semplicemente), inoltre se volete potete mandare i vostri scritti che sarò felice di pubblicare sul sito (per info visitate la pagina “manda i tuoi scritti“). Di seguito troverete il tema svolto:

Niccolò Machiavelli fu uno storico, scrittore, drammaturgo, politico e filosofo italiano. Lavorò alla corte dei Medici, come segretario, ovvero fu incaricato di tenere i rapporti con gli stati esteri. In questa veste viaggiò molto, ed ebbe la possibilità di conoscere personaggi potenti. In questo modo iniziò a formulare una propria tesi riguardo il fatto di liberare l’ Italia dalla “ruina” (rovina), ovvero da tutti i popoli che l’ avevano occupata.Tema Machiavelli

La sua opera più importante fu il principe, che donò a Lorenzo de Medici, nel tentativo che riuscisse a diventare un sovrano migliore, infatti nel principe viene spiegato come un re si dovrebbe comportare secondo Machiavelli, ovvero seguendo la politica de : “il fine giustifica i mezzi”.

Machiavelli nel Principe affermava inoltre che : “Colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare”, infatti voleva esortare Lorenzo il Magnifico a governare con meno scrupoli, e a cercare solamente di liberare l’ Italia dai domini stranieri, senza interessarsi del come, arrivando magari anche ad ingannare altre persone.

Ciò che afferma Machiavelli lo ritengo vero, è infatti vero che ci saranno sempre raggiri, persone meschine e altre che si lasceranno ingannare. Naturalmente non condivido il pensiero politico dietro l’affermazione in quanto governare in questo modo andrebbe contro la morale e l’etica, mentre colui che è al potere ha il compito e la funzione di rappresentare e portare avanti la volontà del popolo e sarebbe quindi contraddittorio decidere al posto di esso o contro i suoi interessi. Giudicando i pensieri di Machiavelli in questo periodo, trovandosi dalla parte del cittadino, ci porterà probabilmente alla conclusione sopra citata, ma proviamo a contestualizzarla:

Considerando l’ambiente e l’epoca in cui l’autore formulò questi pensieri ci sembreranno molto meno assurdi e anzi, particolarmente intelligenti. Dobbiamo considerare che all’epoca i cittadini non avevano praticamente nessun diritto o rappresentanza ed era pratica comune che i re governassero in modo simile a quello da lui promosso. Spesso le “vittime” preferite dai potenti raggiratori erano i contadini, che in quanto ignoranti erano prede perfette. Lo stesso vale ancora oggi anche se in modi diversi, ad essere vittima di un inganno o una truffa è sempre un “ignorante” ovvero qualcuno che ha ignorato alcuni particolari in un determinato contesto.

Spero che in futuro si riesca a limitare il numero di truffe compiute ai danni della gente, anche se sarà un compito molto arduo, poiché ci sarà sempre chi inganna che troverà chi ingannare.

Tema sulle Imposizioni dei Genitori ai Figli

Postato il Aggiornato il


Nelle seguenti righe troverete un mio tema con mie opinioni, se lo troverete utile o vi farà risparmiare tempo prezioso non dimenticate di condividerlo su qualsiasi social network voi vogliate (avete a disposizione anche gli appositi bottoni a fine articolo). Inoltre se volete che i vostri srcitti (temi, ricerche o altro) vengano pubblicati sul sito passate nella pagine Manda i tuoi scritti. Chiusa questa breve parentesi ecco a voi la trwccia e il tema svolto:

 

E’ giusto che i genitori, in alcuni casi, ostacolino le scelte dei figli o indichino loro, in modo rigido, la strada da percorrere? Se lo ritieni opportuno, puoi fare dei riferimenti alla storia di Gertrude nei Promessi Sposi.

Spesso genitori e figli sono in disaccordo, frequentemente capita di discutere per ragioni più o meno serie, perché i primi e i secondi hanno caratteri o pensieri diversi.Tema genitori figli_1

I genitori dalla loro parte hanno un’ esperienza di vita, e per questo cercano di indirizzare i figli in modo da non fargli ripetere errori commessi in passato o semplicemente di fargli prendere una strada che pensano sia quella adatta per loro.

I figli però rivendicano il diritto di costruirsi la propria vita da soli, magari sbagliando, ma in modo da andare verso il futuro che vedono adatto a sé stessi.

Sicuramente se i ragazzi ascoltassero sempre cosa viene detto loro non commetterebbero piccole o grandi sciocchezze (scegliere la scuola sbagliata, farsi gli amici sbagliati, sprecare il proprio talento o mille altre cose), ma sarebbero così in grado di maturare e crescere psicologicamente? Di farsi delle idee proprie? Di essere capaci da soli di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato?

Probabilmente no. Per crescere e maturare bisogna trovarsi in condizioni particolari, e ragionare su un errore compiuto o su una scelta sbagliata rientra fra queste, inoltre quando un ragazzo prende una decisione con la sua testa, senza avere la strada da percorrere già tracciata, impara a prendersi le responsabilità di ciò che fa.

La storia ci insegna che molti ragazzi che sono usciti dai binari dei genitori hanno fatto grandi cose: Einstein e Bill Gates abbandonarono la scuola, Darwin si rifiutò di fare il medico come il padre, Niki Lauda (uno dei piloti più importanti della storia della Formula 1) rifiutò di dirigere l’azienda di famiglia e molti altri personaggi che oggi studiamo nei libri o guardiamo in televisione hanno fatto scelte del genere.

Sicuramente non sono passati alla storia tutti quei ragazzi che invece non hanno avuto successo, ma ritrovarsi anni dopo a pensare a cosa sarebbe potuto accadere è meglio di fallire?

I genitori hanno quindi un compito molto difficile: quello di indirizzare e far crescere un bambino facendolo diventare un ragazzo capace di pensare e ragionare in modo autonomo secondo le regole dell’etica, della morale e dell’educazione, magari lasciandolo inciampare durante il percorso quelle volte che sarà capace di rialzarsi, senza farsi troppo male.