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Ricerca su Giuseppe Verdi

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Giuseppe Verdi ritratto in un quadro.
Giuseppe Verdi ritratto in un quadro.

questa ricerca tratta gli argomenti più importanti della vita di Verdi, cogliendo le parti migliori, se questo articolo vi ha fatto risparmiare tempo, ricordatevi di condividere su fb o twitter alla fine dell’articolo. se volete rimanere aggiornati sui nuovi articoli e in generale sul sito mettete mi piace alla pagina fb. di segiuto ecco la ricerca:

Giuseppe Fortunino Francesco Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901) è stato un compositore italiano autore di melodrammi che fanno parte del repertorio operistico dei teatri di tutto il mondo. È considerato uno dei più celebri compositori italiani di tutti i tempi.

Pur essendo un giovane di umile condizione sociale, riuscì tuttavia a seguire la propria vocazione di compositore grazie alla buona volontà e al desiderio di apprendere dimostrato. L’organista della chiesa delle Roncole, Pietro Baistrocchi, lo prese a benvolere e gratuitamente lo indirizzò verso lo studio della musica e alla pratica dell’organo. Più tardi, Antonio Barezzi, un negoziante amante della musica e direttore della locale società filarmonica, convinto che la fiducia nel giovane non fosse mal riposta, divenne suo mecenate e protettore aiutandolo a proseguire gli studi intrapresi.

A Milano tentò inutilmente di essere ammesso presso il locale prestigioso Conservatorio e fu per diversi anni allievo di Vincenzo Lavigna, maestro concertatore alla Scala. Nel 1836 sposò Margherita Barezzi, ventiduenne figlia del suo benefattore, con la quale due anni più tardi andò a vivere a Milano in una modesta abitazione a Porta Ticinese. Nel 1839 riuscì finalmente, dopo quattro anni di lavoro, a far rappresentare la sua prima opera alla Scala: era l’Oberto, Conte di San Bonifacio, su libretto originale di Antonio Piazza, largamente rivisto e riadattato da Temistocle Solera. Alcune sue peculiarità drammatiche piacquero al pubblico tanto che l’opera ebbe un buon successo e quattordici repliche.

Nel periodo che va dal 1837 al 1840 perse tutti i figli e la moglie, questo lo gettò in uno stato di profonda disperazione.

Fu ancora Merelli a convincerlo a non abbandonare la lirica, consegnandogli personalmente un libretto di soggetto biblico, il Nabucco, scritto da Temistocle Solera. L’opera andò in scena il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala e il successo fu questa volta trionfale. Venne replicata ben 64 volte solo nel suo primo anno di esecuzione.

Un anno più tardi, con Rigoletto (Venezia, 1851), Verdi si sarebbe imposto come il massimo operista italiano del suo tempo. Rigoletto fu seguito da altri due capolavori assoluti, Il trovatore e La traviata, che formano con esso la cosiddetta “trilogia popolare”, o (più impropriamente) “romantica”.

Verso la metà del 1800 il compositore non riuscì a comporre brani appassionanti, infatti i gusti stavano cambiando e lui non era riuscito a capirli.

Con gli anni Boito aveva compreso che solo Verdi avrebbe potuto portare l’Italia musicale al passo con l’Europa e, col fondamentale aiuto dell’editore Giulio Ricordi, si riconciliò con lui. Primo frutto della collaborazione fra il grande musicista e l’ex scapigliato fu il rifacimento del Simon Boccanegra rappresentato con grande successo al Teatro alla Scala di Milano nel 1881. Seguirono a distanza di alcuni anni due opere memorabili: Otello e Falstaff, entrambi frutto delle fatiche letterarie di Boito.

Verdi trascorse gli ultimi anni tra Sant’Agata e Milano. Aveva oramai perso gli ultimi amici di gioventù: Andrea Maffei e sua moglie Clara, Tito I Ricordi ed Emanuele Muzio. Nel 1897 la moglie Giuseppina morì, lasciandolo solo nella sua lunga vecchiaia. Nel 1899 istituì l’Opera Pia – Casa di Riposo per i Musicisti: redigendo il testamento, stabilì molti legati destinati ad essa e a vari altri enti sociali, mentre istituì erede universale delle sue ingenti ricchezze una cugina (da parte di padre) di Busseto, Filomena Verdi, la cui storia è quella di una fortunata Cenerentola. Fu lei a prendersi cura del Maestro rimasto vedovo, e fu lei presente al suo letto di morte, insieme alla cantante Teresa Stolz.

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Tema su Gandhi e la Nonviolenza

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questo tema è fatto da me e ci sono molte mie impressioni, quindi voi potreste non pensarla così, comunque se questo articolo vi ha fatto risparmiare tempo prezioso non dimenticate di condividere su fb o twitter alla fine dell’articolo. se volete rimanere aggiornati sui nuovi articoli e in generale sul sito mettete mi piace alla pagina fb.

Mahatma Gandhi.
Mahatma Gandhi.

di segiuto ecco il tema:

Gandhi (Porbandar, 2 ottobre 1869 – Nuova Delhi, 30 gennaio 1948), è stato un politico e filosofo indiano e un importante guida spirituale per il suo paese. Lo si conosce anche col nome di Mahatma (in sanscrito grande anima). È stato importante poiché ha liberato l’India dalla dominazione inglese tramite la non violenza, ovvero disobbedienza civile di massa. A Gandhi si sono ispirati personaggi come Martin Luther King e Nelson Mandela.

In India Gandhi è stato riconosciuto come Padre della nazione e il giorno della sua nascita (2 ottobre) è un giorno festivo. Inoltre questo giorno è stato dichiarato dall’ONU «Giornata internazionale della nonviolenza».

La sua politica quindi si basava sulla non violenza e sul boicottaggio dei prodotti inglesi. Bisogna stare attenti a non credere che la nono violenza vada d’accordo con la codardia, infatti ci vuole più coraggio ad affrontare un nemico senza armi piuttosto che avendole.

A me sembra stupefacente come una persona, apparentemente debole e magra, sia riuscita a liberare il paese con più abitanti al mondo dall’oppressione di un impero altrettanto importante. Vedo Gandhi come una persona fantastica, per le sue idee e per come le ha trasmesse agli altri, senza imporle, ma stando al pari degli altri cittadini. Oggi il suo pensiero sembra già meno rivoluzionario di quanto lo fosse realmente a quei tempi, infatti negli ultimi anni la democrazia e l’osservanza dei diritti in Europa si sono diffusi, inoltre nel nostro continente non ci sono neanche più guerre, quindi ciò fa sembrare più semplice le azioni di Gandhi. Per me Gandhi è testimone di quanto l’uomo possa essere geniale e capace di ragionare fuori dagli schemi, infatti mai prima d’ora si era combattuta una guerra senza armi e la si è pure vinta, basta pensare anche a quello che ci viene in mente sentendo la parola guerra: armi e morte. Gandhi ha evitato tutte e due le cose, infatti sarebbero morte più persone se Gandhi non avesse utilizzato la non violenza.

Io vedo Gandhi come un vero e proprio eroe dei nostri tempi, e se tutti seguissimo il suo esempio oggi non ci sarebbero più guerre nel mondo e milioni di persone non morirebbero continuamente per causa della guerra.

Tema su una storia di Fantascienza

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questo è un tema su una soria di fantascienza inventata da me, magari potete prendere spunto oppure copiarlo, spero di esservi stato utile. se vi sono stato utile non dimenticate di condividere su fb o su twitter.  ecco il tema:

 

Siamo nell’anno 2048, la NASA vuole creare un buco nero “artificiale” in modo da poterlo studiare e usare a vantaggio dell’umanità. In teoria sarebbe semplice: il buco nero è un insieme enorme di materia concentrata, per gravità attira a se tutto ciò che gli sta intorno. Tutto questo peso concentrato in un solo punto trapassa l’universo. La NASA ha quindi inviato sulla luna un’ équipe di scienziati, che devono concentrare in un punto tutta la materia che possono, per innescare artificialmente il processo che darebbe vita al buco nero. Quest’impresa è seguita da tutto il mondo. I preparativi sono lunghi e complessi. Finalmente arriva il giorno, la tensione è molto alta.

Alla base spaziale di Huston si ricevono i video e le comunicazioni radio: “stiamo attivando i compressori di materia, fra 3,2,1 attivati”. I video mostrano una schermata completamente nera, allora tramite la radio si chiedono spiegazioni, ma non si ricevono risposte. Passano i minuti e ancora niente. Si pensa ad un’interruzione delle comunicazioni dovute al campo di energia creatosi sulla luna, ma non è così, infatti il buco nero è stato generato, ma troppo potente, ed ha risucchiato l’équipe di scienziati in un’ altra dimensione, opposta alla nostra. Qui i ricercatori vengono scaraventati lontano, e quando provano ad avvicinarsi al portale che li riporterebbe indietro sentono come una forza che li respinge. Dopo 10 minuti di vani tentativi decidono di fermarsi e chiarirsi le idee. Per la prima volta gettano uno sguardo al paesaggio e rimangono stupiti: intorno a loro c’è un immenso mare di bianco, non si distingue nulla, se non quelli che sembrano dei fasci di energia. Decidono quindi di provare ad aggrapparcisi, nella speranza di essere portati al portale, ma non riescono a toccarli, è come se fossero aria, gli passano attraverso. Uno di loro ipotizza che quello fosse il paradiso, ma l’ ipotesi viene subito scartata, infatti vicino a loro sparsi ci sono anche gli strumenti, capiscono quindi di essere stati risucchiati dal buco nero. Passano le ore, e sono sempre più stanchi, assetati e affamati, finché uno di loro non ha un’illuminazione. Capisce che quella è una dimensione opposta, infatti, come il buco nero attira materia, il portale (che sarebbe il suo contrario) la respinge. Ciò spiegherebbe il fatto che venivano come allontanati da esso. Allora ipotizzano di creare antimateria, ovvero uno spazio senza materia e provare ad uscire stando all’interno di esso, utilizzandolo come uno scudo per tutto il corpo. Decisero di farlo tramite i compressori che avevano adoperato per creare il buco nero, utilizzati al contrario. L’ unico problema era trovare l’ energia per azionarli. Intanto sulla Terra si inizia a capire ciò che è successo e comprendono così che c’è un enorme problema: il buco nero sta per risucchiare la luna. Questo sconvolgerebbe tutti gli equilibri che abbiamo sul nostro pianeta, come le maree, quindi decidono di lanciare al suo interno una bomba atomica, che dovrebbe distruggerlo, purtroppo insieme agli scienziati al suo interno. Questi non sanno nulla, ma intanto lavoravano ai compressori, li modificavano pur non sapendo come attivarli. Dopo molte ore di duro lavoro finiscono le modifiche, a questo punto devono trovare una fonte di energia. La bomba sta per essere lanciata e gli scienziati non possono uscire. I ricercatori desolati si mettono a guardare il nulla intorno a loro, però ad un certo punto uno di loro, fissando i fasci di energia, propone di attivare i compressori quando uno dei tanti fasci di energia gli passa attraverso. Subito scattano, e alla prima possibilità danno il via e riescono a produrre l’antimateria, ci entrano e piano piano si avvicinano al portale. Escono, ma non fanno in tempo a rivedere la luce che sentono uno scoppio. Svengono e si svegliano in un ospedale. Gli raccontano che appena usciti dal buco nero sono stati travolti dall’esplosione della bomba atomica che avevano lanciato, ma l’antimateria che avevano intorno li aveva protetti scaraventandoli sulla luna dove sono stati presi e riportati sulla Terra. I ricercatori divennero degli eroi, la missione fu ripetuta con più accortezze e la vita migliorò notevolmente grazie alle scoperte che comportò il buco nero artificiale.

 

Tema sulla Poesia “il Sabato del Villaggio” di Leopardi

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in questo articolo metto un tema sulla famosissima poesia il sabato del villaggio, di giacomo leopardi. mi sono soffermato soprattutto sulla partre finale in cui si rivolge ad un ragazzo immaginario, quindi state attenti. se vi ho aiutato o fatto risparmire tempo non dimenticate di condividere su fb o twitter. se volete rimanere aggiornati sui nuovi articoli e in generale sul sito mettete mi piace alla pagina fb.

Pagina di un libro con un' immagine e la prima parte della poesia.
Pagina di un libro con un’ immagine e la prima parte della poesia.

di seguito ecco il tema:

Nella poesia il sabato del villaggio di Leopardi, il poeta si rivolge ad un ragazzo che sembra abbia voglia di diventare adulto. Io per alcuni versi mi rispecchio in lui, ma per altri no.

Ad esempio anche io avrei voglia di crescere e diventare adulto, sperimentare nuove emozioni e provare il peso delle responsabilità, però dall’altro lato sono felice di essere giovane, mi piace la mia vita e non vedo perché dovrei cambiarla. Diciamo che non voglio né diventare subito adulto né rimanere bambino per molto tempo, voglio crescere normalmente.

Nei riguardi del futuro sono abbastanza ottimista.

Ho un po’ di timore, poiché so che non è facile “costruirsi” la vita, ma confido che con tanta determinazione riuscirò a raggiungere gli obbiettivi che mi sono prefissato.

Pensando al futuro, il primo pensiero va al lavoro, quello che farò per tutta la vita e proprio a questo proposito non so che dire, infatti c’è molta crisi e sarà difficile trovarlo, anche se ottimisticamente penso di riuscirci.

Riguardo la mia vita futura ho talmente tanti desideri e obbiettivi che non so cosa farò, però sono sicuro del fatto che vorrei avere una famiglia e 2 figli. Io mi immagino la vita come una montagna. Inizialmente è poco ripida, ma il sentiero diventa sempre più impegnativo man mano che si sale, finché arrivati in cima, si potrà guardare giù. A questo punto si vedranno tutti gli sforzi che sono stati compiuti per arrivare fin qui e si ricorderanno tutte le difficoltà incontrate ma anche tutte le cose positive.

Spero di riuscire a raggiungere gli obbiettivi che mi sono fissato, ma soprattutto desidero essere felice.

Tema sulla morte di Rabin e Arafat

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in questo articolo metto un tema con mie impressioni, quindi state attenti, ho cercato di scrivere  le cose più interessanti per una ricerca o anche per un tema. spero vi sia utile e se vi ha fatto risparmiare mezz’ora di tempo non dimenticate di condividere su fb o twitter. se voleste qualche ricerca o tema scrivete nei commenti.

il conflitto israeliano-palestinese è un conflitto pluridecennale, quasi centenario. Dal 1946 (creazione di Israele) ci sono sempre stati scontri armati tra le popolazioni palestinesi e quelle israeliane per conquistare più terreni. Questi scontri vennero spesso vinti da Israele, poiché esso aveva ottenuto l’appoggio degli USA, che gli fornivano continuamente armi e uomini. Dopo circa 50 anni, finalmente, i presidenti dei 2 schieramenti (Rabin e Arafat) cercarono di trovare una soluzione pacifica al conflitto, quindi il 13 settembre 1993, a Washington, si stipulò un accordo che avrebbe dovuto far finire il conflitto. l’accordo diceva che Israele avrebbe ridato alcune terre ai palestinesi e in cambio essi avrebbero fermato i continui attacchi dei kamikaze. Purtroppo solo 2 anni dopo il presidente Rabin venne ucciso da un’ estremista di destra israeliano e nel 2004 venne assassinato anche Yasser Arafat, utilizzando del polonio (una sostanza radioattiva). Questo fece ricominciare i conflitti tra le due parti.

Per me la perdita di questi due uomini ha avuto solo risvolti negativi, infatti è difficile trovare due uomini “potenti” che vogliono la fine della guerra e, soprattutto, che abbiano la possibilità di farla finire e questo perché il conflitto porta vantaggi a molti stati, come gli USA. Sarà difficile trovare qualcun altro che si impegni assiduamente per la pace, infatti per chi è al potere è molto più facile continuarla, poiché non rischia la vita ma anzi guadagna l’appoggio di altri stati.

Per me dietro l’assassinio dei due presidenti c’è qualcosa di “grosso”, come enormi guadagni a mantenere la guerra attiva. Naturalmente sono supposizioni, ma io la vedo così.

 

Ricerca su Madre Teresa di Calcutta

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qui non metto solo la biografia, ma le cose più interessanti per una ricerca o anche per un tema. spero vi sia utile e se vi ha fatto risparmiare mezz’ora di tempo non dimenticate di condividere su fb o twitter. se voleste qualche ricerca o tema scrivete nei commenti. ecco la ricerca:

Madre Teresa di Calcutta, (Skopje 26 agosto 1910 e Calcutta 5 settembre 1997), è stata una religiosa cattolica. Ha fondato la congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Lavorava con i poveri di Calcutta e per le sue opere di pace ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1979, e il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II.

Nel 1948, a trentasette anni, ottenne il permesso di lasciare il convento e andò quindi in India. Inizio subito la sua attività, infatti dopo 3 giorni già aveva costruito una scuola all’aperto.

In 2 anni fa passi da gigante, infatti trova un locale e qui porta tutti i bisognosi, trova una consorella e ottiene nel 1950 il permesso di creare la congregazione religiosa delle Missionarie della Carità.

Durante il 1952 trova una donna che non ha più la forza di lottare per sopravvivere e che si sta facendo rosicchiare le dita dei piedi da alcuni topi e la porta all’ ospedale. Questo evento le fece nascere il desiderio di aiutare i bambini poveri e abbandonati, che spesso trovava nei bidoni della spazzatura.

Quindi da questo momento al 1965 inizia il periodo di azione vera e propria, durante il quale realizza molti progetti, tra i quali spicca la “città” per lebbrosi, dove vanno ad abitare circa 400 famiglie di malati. in questo periodo il suo nome diventa sempre più famoso, esce dall’India e si creano quindi strutture simile alle sue anche in Venezuela.

Nel 1979 riceve il Premio Balzan e il Premio Nobel per la pace, seguiti da molti altri attestati di stima e riconoscenza. Nel 1989 viene proclamata donna dell’anno e il 19 otttobre 2003 Giovanni Paolo II la proclama “beata”.

 

Tema su I promessi sposi gli umili e i potenti

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riguardo i promessi sposi ho scritto un tema sugli umili e i potenti, riguardo questa traccia su internet non si trova assolutamente nulla, per questo se questo articolo vi aiuterà o vi farà risparmiare tempo ricordatevi di condividere il post su fb o twitter tramite i pulsanti alla fine dell’articolo. non esitate a mandarci i votri scritti nei commenti o tramite mail (tuttoperlascuola.com@gmail.com), che saranno pubblicati con il vostro nome o con un nick name e accanto ad esso posso mettere il link di un vostro sito, blog o altro che volete pubblicizzare (pagina di fb o twitter per esempio). a proposito, qui il link della pagina fb del blog.

Ne “i promessi sposi”, Manzoni pone particolare attenzione nella descrizione dei personaggi, i quali possono essere divisi in 2 categorie: gli umili e i potenti. I primi vengono rappresentati come onesti lavoratori, persone semplici che vogliono semplicemente vivere serenamente. I secondi invece vengono descritti spesso come malfattori e sfruttatori che non rispettano mai la legge.

Da questo si intravede anche la critica di Manzoni nei confronti della legge del seicento, che era sempre a favore dei nobili, facendo si che si creassero le categorie ben distinte degli oppressi e degli oppressori. Gli umili sono molto spesso oppressi mentre i potenti sono gli oppressori.

Lo scrittore è dalla parte degli umili ovvero il popolo, infatti i protagonisti sono proprio due contadini: Renzo Tramaglino e Lucia Mondella. Dei protagonisti vengono elogiate le qualità come l’onore, la semplicità e l’onestà. Invece gli oppressori e i potenti sono i nobili e i signori del posto, come Don Rodrigo e Egidio. Nel racconto c’è però un personaggio che non rientra né nell’una né nell’altra categoria, anzi, prima rientra nei potenti e poi negli umili: l’Innominato. Questo è il mio personaggio preferito, infatti Manzoni analizza molto dettagliatamente il suo carattere e la sua psicologia, in modo da far immedesimare il lettore nel personaggio, permettendogli di capire quella che potrebbe essere riassunta come una crisi di coscienza. Proprio per questa crisi lui passa da una categoria all’altra. Grazie a questo passaggio si può capire bene la differenza delle categorie, infatti quando era tra i potenti poteva infrangere le leggi e fare quasi tutto ciò che voleva, insomma aveva ogni cosa che potesse desiderare e ricevere dalla società: il potere. Invece passando all’altra sponda perdeva il potere ma acquistava qualcosa di molto più importante, ovvero la coscienza “pulita”, che lo faceva stare in pace con se stesso. Il che, secondo me, è molto più importante.

Infatti una persona può infrangere le leggi per gioco, può uccidere persone a volontà, ma gli mancherà sempre qualcosa, perché le persone intorno a lui non lo ameranno mai, al massimo fingeranno di amarlo poiché gli fa comodo, mentre in realtà lo temono solamente e questo lo si avverte. Questo fa si che l’individuo non sia mai veramente felice. mentre con la semplicità e l’umiltà noi verremo amati da tutti e saremo molto felici. Per me infatti la vera felicità non è avere la “libertà” di fare ciò che si vuole, ma rendere felici gli altri, che con la loro gioia e il loro amore ci ricompenseranno.